Un po’ di neuroscienze per prevenire molestie, femminicidi, e lassismo giurisprudenziale…

Immagine tratta da: E.R. Kandel, "Arte e neuroscienze" Raffaello Cortina Editore, Milano, 2017
Immagine tratta da: E.R. Kandel, “Arte e neuroscienze” Raffaello Cortina Editore, Milano, 2017
Immagine tratta da: E.R. Kandel, "Arte e neuroscienze" Raffaello Cortina Editore, Milano, 2017
Immagine tratta da: E.R. Kandel, “Arte e neuroscienze” Raffaello Cortina Editore, Milano, 2017

Al contrario delle donne, che sono tutte piuttosto ben informate sul funzionamento delle proprie gonadi, la maggior parte degli uomini sembra che non sappia nemmeno a cosa serva la prostata.
Ma, se si parla di cervello, le conoscenze che rivelano i meccanismi i quali orientano il comportamento, stanno emergendo solo da pochi anni, grazie alla risonanza magnetica funzionale (RMf), e sono in gran parte ancora oscure a tutti.
Ci sono invece almeno due zone del cervello, di cui ormai tutti dovrebbero conoscere l’esistenza e i rapporti reciproci: i “nuclei della base” e la “corteccia prefrontale”. I primi si trovano appunto alla base della scatola cranica, appena sopra il midollo spinale, e sono sede degli istinti, delle emozioni e della memoria; la seconda invece avvolge i lobi prefrontali che solo la specie umana possiede, ed è la sede dell’astrazione complessa e dell’elaborazione razionale.
La conoscenza di tali regioni cerebrali e dei loro rapporti è infatti di estrema importanza per riuscire, anche nei momenti critici, a tenere in sella quello che gli psicologi chiamano “il pilota”, ovvero quella parte della nostra mentre che dovrebbe avere il controllo lucido della funzionalità cerebrale volontaria, e quindi delle nostre azioni.
Prima di parlarne basta fare un esempio concreto per capire. Si immagini infatti una situazione in cui un maschio (intenzionalmente non si usa il termine uomo) “in preda alla passione” sia in procinto di nuocere a una donna. In quel momento sono appunto i nuclei della base che prendono prepotentemente il controllo per due fattori fondamentali: 1) – siccome la sopravvivenza della specie dipende dalla ricerca del piacere e dalla fuga dal dolore, la natura ha provveduto a dotarci di potenti fibre nervose, che, partendo dalla parte più antica del cervello (appunto i nuclei della base), sono in grado di bloccare l’attività della corteccia prefrontale operando il cosiddetto “sequestro della ragione”; 2) – nel maschio alcuni neuroni, dai quali insorgono gli stimoli nel momento del combattimento, sono gli stessi che si attivano nel momento dell’accoppiamento.
Ma la corteccia prefrontale di un maschio di specie umana civilizzato (ovvero un uomo) ha perfettamente le prerogative necessarie per controllare gli impulsi istintivi. Infatti, anche agli istinti più forti è sufficiente resistere pochi secondi perché inizino ad attenuarsi, e a consentire che la ragione si possa reinserire riprendendo il controllo.
Nelle scuole di ogni ordine e grado tutti gli anni si fanno le cosiddette esercitazioni antincendio e antiterremoto, al fine di evitare le catastrofiche conseguenze della folla in preda al panico che deve evacuare un edificio… gli impulsi emotivi della fuga, e quelli razionali per mantenere un minimo di controllo in condizioni critiche provengono dalle regioni del cervello di cui si diceva in questo articolo.
Tra i “criminali passionali” si conta una certa percentuale di uomini considerati di cultura discreta, se non buona, o per lo meno dotati del buon senso di non desiderare conseguenze terribili prima ancora che seri guai di carattere legale.
Una corretta comunicazione scientifica orientata alle neuroscienze, potrebbe pertanto acquisire un ruolo importante, oltre che dal punto di vista culturale, anche sotto il profilo sociale.
Infatti, opportune campagne di informazione circa i meccanismi istintivi del cervello, e alle possibili strategie per controllarli, potrebbero efficacemente far diminuire la comparsa di crimini perpetrati da potenziali molestatori e/o femminicidi, normalmente intenzionati a non perdere la propria umana dignità.
Di pari passo con la comunicazione e tutte le azioni possibili orientate alla prevenzione, naturalmente non dovrà essere abbassata la guardia sotto il profilo legale, al fine di eliminare (possibilità offerta anche in questo caso dalla conoscenza delle neuroscienze) atteggiamenti giurisprudenziali che possano portare a pensare che alcuni crimini godano di un certo occhio di favore da parte dei magistrati.
Infatti, non solo la filosofia, ma anche le neuroscienze dimostrano ormai chiaramente che l’”agire in preda alle passioni”, può essere solo faziosamente confuso con l’amore da certi avvocati difensori, e, paradossalmente, quanto assurdamente, convincere alcuni giudici.
Per evitare di compiere molestie e femminicidi, in fondo, basta riuscire a contare fino a cinque, e tali reati nella società civile dovrebbero quindi essere sempre considerati intenzionali, senza poter applicare attenuanti di carattere psicologico a criminali che si fingano pentiti. Con una maggiore conoscenza dei meccanismi della fisiologia cerebrale in grado di competere con la nostra volontà razionale, potrebbero invece essere risparmiati, almeno in parte, certi crimini omicidiari, o comunque gravi: almeno alcuni di quelli poi seguiti dai suicidi degli autori, effettivamente pentiti, delle violenze perpetrate sulle donne.

Riccardo Panigada

Direttore responsabile:

Negli anni '80, mentre è ricercatore nel campo della bioingegneria, pone le basi per la teoria dell'Onfene (Manzotti-Tagliasco), e collabora a diverse testate tra cui «Il Sole 24 Ore», «Il Corriere Medico», «Brain», «Watt». È giornalista professionista, membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis), e la sua originalità è quella di filtrare la divulgazione scientifica attraverso la riflessione epistemologica. E' inoltre docente di Filosofia e Scienze Umane nei licei.

Ha pubblicato: Il percorso dei sensi e la storia dell’arte (Swan, 2012); Le neuroscienze all'origine delle scienze umane (Cleup, 2016).

Attualmente sta lavorando a un nuovo saggio in tema di Filosofia, neuroscienze e patologie della mente, congiuntamente ad Antonio Lasalvia, docente di Psichiatria presso il Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell'Università di Verona.

Dirige anche Tempo e Arte (tempoearte.it).