Per non vivere come stranieri all’interno del nostro corpo

Venerdì 18 novembre presso l’Auditorium del Palazzo della Gran Guardia, a Verona, in seguito ai cambiamenti scientifici, sociali e culturali avvenuti in questi anni, si terrà un’importante conferenza regionale veneta sulla Salute Mentale dal titolo: “La salute di tutti: prevenzione, cura, riabilitazione e inclusività”.

La sede dell’evento non è casuale: già alcuni anni fa il professor Andrea Sbarbati, allora direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento del locale ateneo (oggi membro del Consiglio di Amministrazione del medesimo), non escludeva alcuna iniziativa che potesse divulgare le conoscenze indispensabili a comprendere perché l’equilibrio psicofisico sia fondamentate per mantenersi in buona salute mentale e globale. Nel video collegato al link in calce a questo articolo Sbarbati spiega quali siano le attività, ma anche le semplici occupazioni quotidiane, e gli stimoli ai quali dobbiamo esporre o meno la nostra mente per mantenerci sereni: è indispensabile, rileva, “non vivere come stranieri all’interno del nostro corpo”.

Oggi, sempre all’Università di Verona, il professor Antonio Lasalvia1 sta portando avanti con già ottimi risultati una campagna di comunicazione orientata a demolire i preconcetti riguardanti le persone che soffrono di disturbi mentali, al fine di abbattere la stigmatizzazione dei medesimi (gravissimo impedimento alla cura), ma, soprattutto, per esplorare percorsi riabilitativi quanto più naturali sia possibile.

In sostanza si potrebbe dire che il concetto di “patologia”, per quanto riguarda la salute mentale, sia da prendere alla lettera secondo la sua derivazione etimologica, che vede la radice del termine derivante dal greco antico pathos (sofferenza), e sia pertanto da intendere nel senso di disagio della persona che ne è affetta, escludendo categoricamente che sia una devianza irrimediabile.

Nella società moderna si potrebbe tranquillamente chiedere a tutti: “scagli la prima pietra chi non abbia mai sperimentato sofferenze del proprio animo che si siano protratte per qualche periodo significativamente lungo”…. poiché è dalla cronicizzazione di tali sofferenze (la quale finisce con l’alterare anche gli equilibri molecolari all’interno del nostro corpo), che si possono instaurare nella nostra psiche percorsi patologici dai quali è poi molto difficile uscire senza un’adeguata assistenza clinica quanto umanistica.

Perché ciò possa accadere è quindi necessaria la partecipazione corale dell’intera società civile e delle sue istituzioni: la battaglia nella quale oggi bisogna impegnarsi si pone in principio sul piano culturale.

Note:

  1. Si veda “Lo stigma dei disturbi mentali. Guida agli interventi basati sulle evidenze”, Lasalvia Antonio, edizioni Giovanni Fioriti Editore, 2022; nonché gli altri articoli che citano Antonio Lasalvia mediante il cercatore di Scienzaveneto.
In riferimento al titolo di questo articolo si ripubblica un audiovisivo
già realizzato per la versione web di “Sapori Scienza Salute” precedente all’attuale “Scienzaveneto.it”

Riccardo Panigada

Direttore responsabile:

Negli anni '80, mentre è ricercatore nel campo della bioingegneria, pone le basi per la teoria dell'Onfene (Manzotti-Tagliasco), e collabora a diverse testate tra cui «Il Sole 24 Ore», «Il Corriere Medico», «Brain», «Watt». È giornalista professionista, membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis), e la sua originalità è quella di filtrare la divulgazione scientifica attraverso la riflessione epistemologica. E' inoltre docente di Filosofia e Scienze Umane nei licei.

Ha pubblicato: Il percorso dei sensi e la storia dell’arte (Swan, 2012); Le neuroscienze all'origine delle scienze umane (Cleup, 2016).

Attualmente sta lavorando a un nuovo saggio in tema di Psicologia cognitiva alla luce delle neuroscienze.

Dirige anche Tempo e Arte (tempoearte.it).