IMPATTO DELL’AUMENTO DELLE TEMPERATURE SULLA SALUTE UMANA

In occasione di un recente corso di aggiornamento per giornalisti dell’Odg del Veneto “Cambiamenti climatici e salute umana”, il professor Giuseppe Pomàrico, geologo e meteorologo ha esordito osservando che: “la placca tettonica lagunare veneta e quella nordafricana scivolando una sull’altra, si stanno sovrapponendo, in modo tale che il mare Adriatico si sta sollevando progressivamente, e, tra pochi anni, il Modulo Sperimentale Elettromeccanico (ormai familiarmente per tutti Mose), progettato nel 2006, e, già da allora, sensatamente criticato, non servirà più a nulla”.

A tale proposito Pomarico illustra nuovi dati Cnr, i quali confermano, a venti anni di distanza la correttezza di altre proiezioni, che già erano state generate da Luigi D’Alpaos, professore di Idraulica presso l’Università di Padova, che si possono ritrovare pubblicate nel libro “SOS Laguna”, e che prevedevano come e perché il Mose “sarà destinato a fallire nel breve periodo con fatali conseguenze”.

Giuseppe Pomarico

Le “fatali conseguenze” sono da interpretare ovviamente tenendo conto, oltre che degli andamenti dinamici della tettonica terrestre, anche del progressivo incremento delle temperature, in conseguenza del quale i fenomeni atmosferici tendono a diventare sempre più violenti e devastanti…

Ma il Mose non è che uno di moltissimi esempi di sordità politica, per cui, in passato, e ancora oggi vengono spesso formate ad hoc commissioni di “esperti”, per giustificare il finanziamento pubblico di opere “sperimentali” faraoniche di utilità opinabile, in luogo di ascoltare gli scienziati per realizzare, in linea con una politica di prevenzione oggettivamente dimostrabile, interventi veramente efficaci sul lungo periodo.

Ma il “caso Mose” non è che un esempio di sordità politica e mala gestio tra innumerevoli altri che si sono verificati in Italia. Per quanto riguarda altre assai preoccupanti problematiche ambientali che riguardano Veneto illustrate da Pomarico, vi è il sempre più allarmante incremento delle temperature a livello globale, che sul territorio veneto stanno portando nell’ormai brevissimo periodo alla totale scomparsa dei ghiacciai, con gravi conseguenze per le riserve nivali, sulle quali finora hanno potuto fare assegnamento le attività agricole…

Altro aspetto di notevole impatto sull’ambiente e sulla salute umana è dovuto all’associazione tra cambiamento climatico e attività antropiche inquinanti, che comporta la presenza di polveri sottili nell’atmosfera soprattutto nelle aree di maggior industrializzazione. Tale problematica ha comportato di dover monitorare costantemente la qualità dell’aria, ma, anche, a fini preventivi, prevedere in quali giorni e in quali zone le PM 2,5 e le PM 10 raggiungono concentrazioni particolarmente elevate.

Lo ha spiegato la dottoressa Lucia Cisco, Weather Data Scientist presso Hypermeteo, istituto di ricerca che fornisce alle aziende clienti le proiezioni utili a predisporre nel modo più efficace interventi per la tutela della salute sul territorio, ed ottimizzare i soccorsi in caso di necessità.

Ma l’attuale forte aumento delle temperature è già da anni unica causa diretta dell’incremento di diverse pericolose patologie croniche e decessi. A questo proposito, Riccardo Panigada, giornalista scientifico con particolare attenzione alla biomedicina, ha illustrato alcuni casi epidemiologici di eziopatogenesi inizialmente oscura, emersi in questi ultimi anni sul panorama internazionale, che oggi diversi gruppi di ricerca, hanno dimostrato essere risultati chiaramente riconducibili all’aumento delle temperature.

Lucia Cisco di Hypermeteo

Che l’eccessiva permanenza in ambienti caldi possa far ammalare e anche uccidere, non deve sorprendere, infatti, quando la temperatura esterna supera i parametri entro i quali l’evoluzione biologica ci ha adattato, il corpo umano soffre, indipendentemente da ciò che si possa più o meno percepire come “fastidio”, e ogni decimo di grado di riscaldamento globale evitato salva vite umane.

Basti pensare che la temperatura ambientale ottimale per il cervello è molto al di sotto della sua temperatura interna: il cervello inizia a soffrire già quando la temperatura esterna è compresa tra i 23 e i 27 gradi centigradi, e, a temperature superiori si potrebbe alterare il funzionamento della termoregolazione endocranica.

In certi casi la barriera emato-encefalica, che normalmente impedisce a virus, batteri e inquinanti di raggiungere il cervello, si apre o viene danneggiata, e le conseguenze possono essere fatali.

Inoltre, per chi lavora in ambienti industriali molto caldi, il tempo necessario a svolgere le proprie mansioni aumenta, ed aumentano anche gli errori commessi, causando non di rado incidenti sul lavoro, come aveva già dimostrato nel 1983 Jerry Ramsay (Texas Tech University).

Ciò avviene perché se la comunicazione tra le diverse aree cerebrali della “Dorsal Attention Network“, rete neurale che controlla la concentrazione si interrompe anche solo per un istante, entra in funzione la “Default Mode Network” che lascia “fluire altrove” il pensiero.

Fabrizio Stelluto, Presidente Argav

Tale fenomeno preoccupa particolarmente i pediatri, poiché, a causa dell’elevato consumo di cibi altamente processati dall’industria alimentare in età puberale e adolescenziale, si è registrata la comparsa della “Pandas” “Disordine pediatrico autoimmune associato allo Streptococco beta-emolitico di gruppo A” (Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with Streptococcal Infections).

Si tratta di una patologia causata dalla penetrazione di batteri attraverso l’endotelio intestinale (infiammato a causa della cattiva alimentazione), che, raggiungendo il sangue arrivano al cervello, e qui si insediano in modo permanente.

Quando fa troppo caldo si è soggetti anche allo stress da calura, che altera gli equilibri ormonali, causando insonnia e infiammazione di diversi tessuti dell’organismo. Per esempio, nel cervello, in presenza di germi o tossine che hanno superato la barriera ematoencefalica a causa del calore, entra in gioco il sistema immunitario, con conseguente infiammazione; inoltre, se la concentrazione di antigeni è alta le cellule della microglia (cellule “spazzine” del cervello), che non riescono a far fronte agli attacchi delle tossine, inviano una richiesta di aiuto molecolare alle altre cellule del sistema immunitario, e il cervello apre ulteriormente la barriera per farle passare. Ma se le cellule immunitarie che entrano si trovano di fronte a dover affrontare una situazione di minaccia troppo elevata, “impazziscono” e cominciano ad attaccare anche i neuroni del cervello medesimo…

Altri organi il cui stato di salute è minacciato gravemente dalle alte temperature esterne sono i reni. All’inizio degli anni 2000, è stato notato che, a Bajo Lempa (El Salvador), una misteriosa epidemia renale uccideva improvvisamente raccoglitori di canna da zucchero giovani e fino a quel momento in perfetto stato di salute.

Particloarità dell’unità funzionale del rene (nefrone): l’ansa di Henle

“La CKDu (Malattia renale cronica ignota) è stata un allarme precoce, ma è solo un esempio dei danni che il calore prolungato può provocare all’organismo” ha osservato Ollie Jay, fisiologo del calore presso l’Università di Sydney.

“I reni hanno una richiesta metabolica molto intensa, quindi piccole variazioni del flusso sanguigno tendono a essere molto dannose”, aggiunge Catharina Giudice, medico di medicina d’urgenza alla Harvard University.

Inoltre “piccole e ripetute lesioni, possono accumularsi nel tempo, e portare a un’insufficienza renale allo stadio terminale molto più rapidamente di quanto si pensasse” rileva Zachary Schlader, fisiologo della Indiana University Bloomington.


“I lavoratori di Bajo Lempa poiché avevano scarso accesso all’acqua potabile, per resistere alla fatica e al caldo, consumavano bevande zuccherate con fruttosio e l’uso di farmaci antinfiammatori, come l’ibuprofene, accelerano il danno renale nella CKDu” ha poi osservato Laura Sánchez-Lozada, fisiologa, presso l’Istituto nazionale di cardiologia “Ignacio Chávez” di Città del Messico.

Un ulteriore aspetto preoccupante è che “il legame tra farmaci e temperatura è poco conosciuto dalla classe medica, ma l’aumento delle temperature può alterare l’efficacia dei farmaci” mette in guardia Beate Muller, direttrice dell’Istituto di Medicina Generale dell’Università di Colonia: “credo, per esempio,che l’interferenza dell’alimentazione sia sopravvalutata, ma quella del calore sottovalutata”.

“Nei periodi caldi vediamo molte persone venire in ospedale, e spesso abbiamo notato tra queste persone l’assunzione di determinati farmaci, per esempio i beta-bloccanti, o gli antitrombotici, come la cardioaspirina, aumentano molto il rischio di infarto con il caldo, e l’effetto aggiunto dei diuretici può diventare eccessivo” conferma infatti Bernhard Kuch, cardiologo presso l’ospedale di Nordlingen: “con gravi squilibri elettrolitici si rischia l’ipercalemia (eccesso di calcio) e l’ipernatriemia (eccesso di azoto), che possono comportare paralisi muscolare e arresto cardiaco, ma anche, all’opposto, l’iponatriemia, che può portare al coma cerebrale, e l’ipocalemia, che comporta aritmie cardiache, ictus e infarti. Mentre gli anticolinergici (assunti contro l’asma e l’incontinenza urinaria) possono compromettere il controllo della termoregolazione e far pericolosamente abbassare la pressione sistolica e far salire la febbre; gli antistaminici, alcuni sonniferi, psicofarmaci e analgesici, inibiscono il nostro termostato interno. Per esempio il Fentanil può diventare da 50 a 100 volte più potente con l’aumentare della temperatura ambientale. Infine, alcuni farmaci a base di insulina si comportano in modo simile al Fentanil” quindi, secondoKuch, i diabetici vanno attentamente monitorati durante la stagione calda.

“Anche il caldo (così come il rischio di consumare determinati cibi che compare sul bugiardino di molte medicine) dovrà essere indicato nel foglietto illustrativo di molti farmaci, per avvertire delle possibili, non di rado pericolose interazioni” conclude Kuch.

Redazione

La redazione di Scienzaveneto.it