Cos’hanno in comune lo sciamano amazzonico, l’adolescente ribelle, la professionista di successo, e i membri di un gruppo criminale?

Il tatuaggio ha registrato negli ultimi 20 anni una espansione crescente, è divenuto oramai una modalità popolare di comunicazione, assieme al piercing. In essi si mescolano linguaggio, identità, racconto, arte, manifestazioni culturali e psicologiche, visioni e immaginazioni. Lo spunto per queste riflessioni è stato dato dal fatto che nell’edizione 2026 del Comicon un ampio spazio specifico è stato dedicato proprio al tatuaggio rispondendo, come opportuno in un festival della cultura Pop ai mutamenti in atto. Da diversi anni COMICON Napoli ha dedicato all’arte del tatuaggio degli spazi, nella edizione 2026 è diventata il Tattoo Art Space, una nuova area dedicata all’arte del tatuaggio, uno spazio che ha portato al centro del festival il lato più autentico, creativo e personale di alcuni tra i più talentuosi tatuatori della scena contemporanea. Il tatuaggio è da sempre oggetto di studio, hanno iniziato antropologi ed etnologi, seguiti da sociologi e psicologi in tempi più recenti. Prima ancora di diventare un segno inciso sulla pelle, è visione, immaginazione o traccia socioculturale. Nel cuore dell’area del Comicon ha preso forma un percorso espositivo per raccontare il tatuaggio come espressione artistica, una delle modalità possibili per affrontare il tema. Attraverso bozzetti originali, flash, dipinti e opere inedite si è offerta al pubblico l’occasione di scoprire il processo creativo degli artisti, entrando in contatto diretto con la loro ricerca visiva. La scelta conferma la crescente attenzione diffusa verso una pratica oramai sempre più diffusa, entrata a pieno titolo nella cultura Pop, pur derivando da frange e ambiti culturali molto meno popolari e comuni. Il rituale riferimento alla ampia diffusione antropologica del tatuaggio in ogni continente, poco o nulla aggiungono all’analisi dell’uso nelle società contemporanee, industriali e post-industriali, poiché trattasi di modelli e strutture sociali diverse. Le domande sono però, almeno in parte, sempre le stesse: l’apporto è solo funzionale, ovvero, che scopo hanno i tatuaggi? Chi li utilizza e perché? Hanno qualcosa in comune lo sciamano amazzonico, l’adolescente ribelle, la professionista di successo e i membri di un gruppo criminale?

Il tema dell’uso del tatuaggio e del piercing è più complesso di quanto appaia perché le motivazioni, le modalità e i simboli sono oramai molto differenziati e di molteplice lettura. Lo testimonia la accurata ricerca di Silke Wohlrab, antropologa all’Università di Göttingen, attraverso una rassegna degli studi sui motivi per cui le persone dichiarano di tatuarsi o farsi dei piercing. Con ciò dimostrando indirettamente che la varietà di motivazioni nelle società contemporanee post-industriali è certamente più ampia e diversamente connessa alle funzioni e ruoli sociali rispetto alle società tradizionali e antiche1. Le motivazioni che ha raccolto la ricercatrice sono state raggruppate in dieci categorie:

  1. Estetica, arte, moda: per abbellire il proprio corpo.
  2. Individualità: per affermare la propria identità, distinguersi dagli altri, sentirsi in
    apparente controllo del proprio aspetto.
  3. Narrazioni personali: come atto catartico, per esprimere valori personali e rivendicare
    il proprio corpo o renderlo accettabile (ai propri occhi).
  4. Resistenza fisica: mettersi alla prova, sperimentare i propri limiti e la resistenza
    al dolore.
  5. Affiliazione di gruppo: appartenenza a determinate sottoculture identitarie.
  6. Resistenza e opposizione: contrapposizione alla società, ai genitori, alla cultura.
  7. Spiritualità e tradizioni culturali
  8. Dipendenze: dipendenza fisica (data dalla liberazione di endorfine in risposta al
    dolore della procedura) o psicologica (basterà pensare ai cosiddetti «collezionisti di tatuaggi»)
  9. Motivazioni sessuali: come forma di ostentazione o di enfatizzazione della propria sessualità e, nel caso del piercing, anche di decorazione e stimolazione diretta dei genitali o dei capezzoli o attraverso la lingua2.
  10. Nessuna ragione precisa: per decisione impulsiva, in una minoranza di casi presa sotto l’influsso di alcol e droghe.

Una tipologia a parte è quella di chi ha subito abusi, soprattutto di natura sessuale, e usa la body art come tentativo di recuperareun senso di proprietà e controllo del proprio corpo. Ma non sempre la persona trova la riappropriazione che cerca,come mostra chi continua ad accumulare un tatuaggio o un piercing dopo l’altro. Si dovrebbero anche considerare, ma sono di non facile collocazione classificatoria, i casi di anomalo rapporto con il proprio corpo3, che può essere rifiutato con le caratteristiche naturali proprie, o per enfatizzarne solo alcune caratteristiche (in relazione con la dismorfofobia). Ed anche i casi nei quali l’immaginario individuale, in modo molto consumistico, fa prevalere l’apparenza, il mostrare, sull’essere. Infatti, se si considerano con attenzione, molte delle motivazioni precedenti hanno un legame con la visibilità, con l’apparire, il mostrare, esattamente come accade per parte della cultura dominante consumistica. Si potrebbe dire che l’”essere o avere” di Fromm si è trasformato in un “essere o apparire”, con uno scivolamento sociale che depotenzia ulteriormente le alternative, considerato che l’”essere” risulta comunque parziale o frammentato4. Da questo punto di vista, quanto possa risultare oppositivo o trasgressivo sostituire un capo di abbigliamento con un tatuaggio o piercing, è certamente dubbio e ridimensionato. La decisione di usarlo appare invece più conforme ad una tendenza all’individualizzazione ed alla ricerca di differenziazione per pura scelta individuale. La modalità di “apparire” e comunicare in modo visivo, anche se in molti casi poco evidente, è però sostanzialmente la stessa: giocare sulla differenziazione in sé (che sia o meno trasgressiva è secondario). Nel momento in cui la pratica diventa diffusa e “popolare”, questo però diviene un tentativo incompiuto. Ricalca il meccanismo che fu utilizzato negli anni ’70 e ’80 dai gruppi punk: provocare usando contenuti visivi estremi, denigratori, fuori dagli standard abituali. Ma, nel momento in cui colorare capelli irti o andare in giro con disegni o simboli vistosi sulla pelle diventa una delle mode, si dissolve la funzione oppositiva dissociativa e si integra nel calderone delle tante manifestazioni consumistiche, pura espressione individualista e di nicchia, come andare in giro con maglie dal marchio vistoso, o indossare affettatamente e ostentatamente accessori lussuosi. In una società che massifica rendendo anonimi, il desiderio di recuperare la propria individualità e identità specifica può essere importante, ma si scontra con i meccanismi sociali che tendono a riassorbire, trasformare e impoverire questi tentativi.

L’ostentazione è, in buona misura, denominatore comune, il dover, e doversi, mettere in mostra, il farsi notare, che equivale a un comunicare “gridando”. Si consideri però che la destinataria della comunicazione è spesso la persona stessa che usa il tatuaggio o il piercing vistoso, diviene cioè una sorta di auto-rassicurazione della propria identità5. Non manca la funzione comunicativa in senso stretto, cioè modalità per comunicare, “indossando” simboli specifici (siano essi tatuaggi o piercing), verso persone con caratteristiche specifiche, secondo codici comuni). Oramai nelle società urbane post-industriali l’accavallarsi di “grida” e segnali, siano essi ostentati o sommessi, crea crescenti densità di segnali producendo di fatto assuefazione e progressiva indifferenza, proprio come accade spesso per i mass media. Ciò viene rinforzato e giustificato dalla convinzione culturale, abbastanza diffusa, di dover tollerare e valorizzare ciò che è diverso in quanto tale.

Quanto sopra riportato sinteticamente, come si diceva, da un lato rende poco utili i riferimenti alle società tradizionali, dall’altro sposta l’analisi delle motivazioni e delle funzioni della modificazione corporea su una molteplicità di piani fortemente interdisciplinari poiché l’elemento antropologico culturale agisce entro un contesto in parte separato da quello psicologico individuale, spirituale o politico o anche estetico individuale. La diversificazione ed eterogeneità interna delle società contemporanee sono ben diverse da quelle delle società che tipicamente si indicano in riferimento all’uso dei tatuaggi, dei piercing delle scarificazioni. Poco coerente appare anche la visione di quanti da un lato elencano continuità storica plurisecolare nell’uso dei tatuaggi, dall’altro parlano di periodi di repressione e quindi successivi periodi di presenza strumentalmente oppositiva degli stessi tatuaggi. Dovrebbe essere infatti chiaro che nel confrontare culture e società diverse collocate in un arco temporale molto vasto, si riscontreranno variazioni nella manifestazione, accettazione e repressione a seconda delle atmosfere culturali e religiose prevalenti, così come possibili identiche motivazioni psicologiche individuali. Tra l’individuare ciò che persiste nel tempo perché appartenente alla natura stessa delle dinamiche socio-relazionali e della psiche individuale e le possibili generalizzazioni operate nella quotidianità o verso specifiche persone occorre cautela nel muoversi tra le diverse dimensioni e categorie.

Alcuni tatuaggi servono ad esempio solo come una dichiarazione permanente di valori, credenze o passioni, quindi espressione di sé e della propria specifica identità. Alcune persone scelgono citazioni o opere d’arte che riflettono la loro personalità o il loro modo di vedere la vita, privilegiando motivi estetici e artistici. Ad altre persone piace semplicemente come appaiono i tatuaggi. Non tutto deve necessariamente avere un significato profondo o rinviare a riferimenti sociali e culturali, anzi più diventa moda diffusa più rischia di diventare imitazione o appiattimento sul gruppo di riferimento o manifestazione del proprio ego. Altri tatuaggi sono invece dei “promemoria” profondamente personali. Servono per ricordare persone care perdute, amori, luoghi, esperienze, difficoltà superate o eventi significativi della vita. Un poco l’equivalente delle vecchie foto nei portafogli.

Partendo da queste forme, di origine arcaica ma ancora oggi diffuse, di modificazione corporea, è opportuno formulare due altre brevi riflessioni, una legata alle tecnologie innovative, l’altra di tipo psicologico. Uno sguardo al futuro prossimo sul tema lo si può realizzare considerando le tecnologie di modificazione corporea, le tecnologie nuove e nuovissime rispetto a quelle oramai vetuste del tatuaggio e del piercing. Ciò suggerisce potenziali collegamenti ed effetti meno facilmente intuibili. La stampa 3D e la biostampa sono tecnologie che hanno il potenziale per rivoluzionare il campo della modifica corporea nel campo medico, ma non solo. La biostampa è una tecnologia che prevede l’uso di cellule vive per creare tessuti e organi funzionali. Nel contesto della modifica corporea, queste tecnologie possono già essere utilizzate per creare impianti personalizzati, protesi e altri dispositivi su misura per le esigenze specifiche di un individuo. Ad esempio, la stampa 3D può essere utilizzata per creare protesi personalizzate per l’orecchio o il naso, progettate per corrispondere alle caratteristiche esistenti di una persona. La biostampa, invece, può essere utilizzata per creare organi o tessuti funzionali che potrebbero essere utilizzati per sostituire o riparare parti del corpo danneggiate o malate. Grosso potenziale hanno anche le nanotecnologie, specialmente nel campo della robotica e delle applicazioni e protesi mediche. Non ultime, le tecnologie di realtà virtuale e aumentata (VR/AR) stanno anch’esse svolgendo un ruolo sempre più importante nel campo della modifica corporea. Queste tecnologie permettono alle persone di visualizzare e interagire con rappresentazioni virtuali del proprio corpo, consentendo loro di esplorare diverse opzioni di modifica in un ambiente sicuro e controllato. Ad esempio, la VR/AR può essere usata per creare un’esperienza di “prova virtuale” per chi sta considerando la modifica corporea, permettendo di vedere come apparirebbe un tatuaggio o un piercing particolare sul corpo prima di prendere una decisione. Che lo si voglia o meno, si sta rafforzando la cultura della possibile, o auspicabile, modificazione del proprio corpo, della sua variabilità per rispondere non solo ad esigenze medico-funzionali ma anche solo estetiche, individuali o sociali. La modificazione corporea e le sue tecnologie sono oramai area di incrocio tra dimensioni sempre più vaste ed economicamente rilevanti: medicina (è un caso che la medicina estetica sia in forte espansione?6), moda, norme standard di bellezza e accettabilità, ideologie, sessualità, psiche individuale, cultura, o meglio, culture, tendenze mass-mediatiche. La chirurgia estetica è entrata stabilmente nel mercato sanitario italiano, con oltre un milione di trattamenti eseguiti ogni anno tra interventi chirurgici e procedure ambulatoriali. Rinoplastica, blefaroplastica, mastoplastica e liposuzione restano tra le operazioni più richieste, ma cresce anche la medicina estetica leggera, dai filler al botox7 .

Un ultimo spunto. La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) ha riportato l’attenzione su un fenomeno dilagante e spesso sommerso: l’autolesionismo tra le giovani generazioni. Con numeri che parlano di oltre 700.000 casi a livello globale e circa 4.000 solo in Italia ogni anno, l’autolesionismo si posiziona come una delle principali cause di accesso in urgenza ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale (NPIA) in Europa, dove colpisce circa un adolescente su cinque. Questa tendenza, aggravata negli ultimi anni e ulteriormente esacerbata dalla pandemia (Virgili A., 2023), mostra un incremento significativo, stimato intorno al 60%, con un’anticipazione dell’età di esordio, che ora si manifesta anche nella preadolescenza con i primi “attacchi al corpo” e pensieri negativi di natura autoconservativa. Tra i fattori di concausa indicati dalla citata società scientifica sono: la diffusione di depressione, disturbi di personalità e bipolari, disturbi d’ansia, pressione sociale, bullismo (Virgili A., 2016), traumi e prospettive sociali confuse o precarie. In sintesi, la diffusione di disturbi e insicurezze tra i minorenni è in aumento. La pelle e il corpo sono tra i bersagli o “strumenti” diffusi. Ѐ verosimile che una quota, forse limitata ma presente, di motivazioni e cause della diffusione di questi tipi di modificazione corporea possa associarsi indirettamente anche alla diffusione dell’autolesionismo giovanile, rendendo ancora più eterogenee le motivazioni, le caratteristiche ed i segmenti culturali e comportamentali presenti. Il tutto è mescolato e trasformato dalla cultura Pop, dalle sue sfumature e nicchie (Virgili A., 1999), che raccoglie le più diverse esigenze e cerca di orientarle in mode, in nuove esigenze da consumare, in nuovi modelli da imitare.

Antonio Virgili

Note:

1 La prospettiva della Wohlrab è strettamente antropologica ed evoluzionista, vedasi i riferimenti bibliografici. Approccio più interdisciplinare e ipotesi di analogie con la sindrome di hikikomori e il difficile rapporto tra adolescenti e società, in: Virgili A., 2017.

2 Altri studiosi avevano già realizzato degli studi in merito, ad esempio Nowosielski et al., “Tattoos, Piercing, and Sexual Behaviors in Young Adults”, in The Journal of Sexual Medicine, vol. 9, n. 9, 2012. Lo studio, su campione, mostra solo due differenze significative per il gruppo di quanti praticano modifiche corporee rispetto alla restante popolazione: la più giovane età di inizio dell’attività sessuale e una maggiore attività sessuale. Caliendo et al. hanno realizzato uno studio sulla percezione dei rischi per coloro che praticano alcuni tipi di piercing in aree molto sensibili del corpo. Su alcuni intrecci tra sessualità e violenza, in particolare giovanile, vedasi: Virgili A., 2018.

3 Oltre al più comune disturbo da dismorfismo corporeo (che il DSM V Tr colloca tra i disturbi ossessivo-compulsivi e correlati), offre spunti anche la Disturbed Sensation of Ownership (DSO) e studi correlati.

4 La posizione della Harendt, secondo la quale essere e apparire coincidono, nel senso di manifestazione sensoriale inevitabile nella vita, potrebbe essere una delle motivazioni implicite per le quali apparire risulterebbe determinante, ma ne deriva anche il quesito sul perché si cerchi sempre più di modificare, modellare o “ricostruire” ciò che si è (appare) in partenza.

5 O anche la ricerca personale di sensazioni nuove o diverse. Non meno rilevante come tali segnali siano letti e percepiti dalle altre persone ed in che modo producano, anche involontariamente, aspettative e pregiudizi.

6 I dati di crescita in proposito sono simili tra vari Paesi. Gli Stati Uniti d’America prevalgono, ma vari Paesi europei non sono da meno. “Botox e filler: in Italia in un anno raddoppiati gli interventi estetici” è stato il titolo di numerosi articoli e di notizie apparse sulla stampa nazionale.

7 Vedasi: The International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), Results of the annual Global Survey on Aesthetic/Cosmetic Procedures, disponibili per diversi anni.

Riferimenti bibliografici:

  1. Caliendo C. et al., Self-reported characteristics of women and men with intimate body piercings, in Journal of Advanced Nursing, vol. 49, n. 5, 2005
  2. Harendt H., La vita della mente, Il Mulino, Bologna, 2009
  3. Nowosielski Tattoos, Piercing, and Sexual Behaviors in Young Adults, in The Journal of Sexual Medicine, Volume 9, Issue 9
  4. Tassi F. Il narciso tatuato, Maddali & Bruni, Firenze, 2022
  5. Tassi F. Il Rinascimento del tatuaggio, Maddali & Bruni, Firenze, 2016
  6. The International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), Global Survey on Aesthetic/Cosmetic Procedures, 2023, 2024 e 2025
  7. Vercellone F., Filosofia del tatuaggio, Bollati Boringhieri, Torino 2023
  8. Virgili A. “L’azione sociale dei gruppi informali giovanili”, in Virgili A. Itinerari di scienze sociali, CSI Ed., Napoli, 1999
  9. Virgili A. Gli spazi sociali, in Virgili A. Itinerari di scienze sociali, CSI Ed., Napoli 1999
  10. Virgili A. “Some gender differences in adolescent bullying and gang violence”, in Archives of Sexology, 2016
  11. Virgili A., Alcune analisi sull’uso dei tatuaggi, CSLI Working Papers, Napoli, 2017
  12. Virgili A. “Some sexological aspects of bullying, in Archives of Sexology, A. 2018
  13. Virgili A., I millennials e internet: i nativi digitali sono veramente diversi? in TheDailycases, agosto 2022
  14. Virgili A., Bullismo e sindrome di Hikikomori, in TheDailycases, settembre 2022
  15. Virgili A. Autolesionismo, un fenomeno in crescente diffusione, in TheDailycases, marzo 2023
  16. Virgili A., I NEET: giovani tra rassegnazione e marginalità, in TheDailycases, luglio 2024
  17. Wohlrab S. et al., Modifying the body: Motivations for getting tattooed and pierced, in Body Image, vol. 4, n1, 2007
  18. Wohlrab S. et al., Differences in personality characteristics between body modified and non-modified individuals and possible evolutionary implications. In European Journal of Personality, 21, 931-951, 2007
  19. Wohlrab S. et al., Differences in Personality Attributions Toward Tattooed and Nontattooed Virtual Human Characters, Journal of Individual Differences, Vol. 30(1) :1–5, 2009

Antonio Virgili

Antonio Virgili, docente di Psicologia e di Sessuologia, già docente di Geografia antropica (Università Federico II) e di Sociologia della comunicazione (Istituto Superiore di Sociologia), ricercatore nel campo delle scienze psicologiche e sociali, è autore di vari libri e di numerosi articoli e saggi. Divulgatore scientifico, è Presidente del Centro Studi Internazionali, Presidente del CSLI Italia, Consigliere onorario per i minorenni (Corte di Appello di Napoli), Vicepresidente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo LIDU, Vicepresidente della Sezione di Napoli di ISDE Italia – Medici per l’Ambiente.