Vicenza: “ALI SULL’ACQUA” di Lorenzo Cogo

Una vita per la Natura, quella già spesa da decenni, e che Lorenzo Cogo continua con tenace passione a perseguire, non solo per documentare e illustrare, ma per tradurre in vera e propria arte pittorica la fauna selvatica, sensore di essenziale utilità per la conoscenza degli specifici biotopi presenti nel mondo, e campanello d’allarme per gli scienziati del degrado dovuto all’intervento antropico. Guardando i suoi dipinti, infatti, il cuore si allarga percependo bellezza, ma anche è destinato a restringersi appena si realizza la fragilità di tanta bellezza biologica di fronte all’umana irresponsabilità, mediante la quale i bipedi dotati della quota di maggior intelletto rispetto agli altri esseri viventi, continuano a pretendere di “dominare” la natura, pur sapendo ormai per certo quanto ciò sia assurdo e paradossale, anche in rapporto alla loro stessa esistenza in condizioni accettabili a breve termine, per non dire sopravvivenza della loro specie nel volgere degli anni…

Germano femmina

Così Giovanna Grossato, ha presentato questo singolare artista-scienziato in occasione della sua mostra “Ali sull’acqua”, in atto a Vicenza fino al 31 marzo:

“Lorenzo Cogo (Padova 1949) inizia giovanissimo a disegnare e a dipingere animali da autodidatta, avendo come maestra la natura e una grandissima passione e attenzione scientifica nei confronti di essa.

La pittura naturalistica – un genere che ha origini molto antiche – lo affascina anche per il fatto che lavorare in libertà e all’aria aperta gli consente l’osservazione diretta e senza filtri del mondo vegetale e animale che è la condizione prima per riuscire a rappresentare con aderenza ciò che accade sotto il suo sguardo.

Gli animali selvatici in particolare sono forse quelli attraverso i quali egli pensa di individuare le maggiori ‘somiglianze’ ancestrali tra tutti gli esseri viventi, incluso l’uomo, sapiens così poco sapiente da non aver capito di dover condividere saggiamente con essi il pianeta.

Piro p.piccolo

Quanto poi all’obiezione di chi afferma che la pittura realistica sia povera di afflato creativo, Cogo risponde che “senza fantasia non si sarebbe in grado di attingere alle forme infinite della natura”.

Un ulteriore vantaggio nel dipingere aspetti della vita degli animali nei loro contesti spontanei lo offre a Cogo la sua variegata professionalità che lo vede da anni impegnato con enti pubblici nell’allestimento di parchi e sentieri natura, per illustrarne gli aspetti florofaunistici. Nell’ambito di questi contributi, ha realizzato numerose pubblicazioni divulgative, tra cui una monografia sulla fauna del territorio dell’Alto Padovano.

Esercita inoltre da molti anni l’attività di inanellatore per i censimenti della fauna coordinati dall’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) nelle aree umide del delta del Po’ e della Laguna veneta.

Tarabuso

Lorenzo Cogo lavora anche con l’Accademia di Belle Arti di Venezia e l’Accademia Albertina di Torino nell’ambito della ricerca sull’anatomia comparata con lezioni, conferenze e mostre.

Il suo lavoro pittorico è stato utilizzato inoltre per realizzare poster, diorami museali, calendari e per illustrare numerose pubblicazioni scientifiche e didattiche.

Racconta che, a volte, lungo qualche strada a traffico intenso, sotto un elettrodotto o ai piedi di una vetrata, gli capita di trovare un uccello morto: quando l’evento letale è recente gli fornisce un soggetto ideale per essere studiato e disegnato…con calma e precisione.

Pulcinelle di mare

Malgrado la sua attività di naturalista indaghi prevalentemente su specie paleartiche, viaggia spesso per trovare referenze e ispirazione per il suo lavoro in molte altre zone del mondo: dall’Europa, alla Cina, alla regione himalayana, all’India, all’Indonesia, Cuba, Messico, Guatemala, Ecuador, Perú, Brasile, Tunisia e Kenya ecc…

La mostra “Ali sull’acqua” è dedicata soprattutto alla rappresentazione pittorica ad acquerello di specie aviarie acquatiche, anche se Cogo dipinge e disegna molte altre specie animali selvatici sia ad acquerello e acrilico ma anche a olio, con chine o tecniche miste”.

Gallinella e pulli

Ma non è tutto, Cogo, oltre che ricercatore naturalista e artista è anche attivamente impegnato nella tutela e studio della fauna avicola, svolgendo la professione di inanellatore:

“Il “nido” personale di Lorenzo Cogo è allocato in un angolo discreto tra le provincie di Padova, Treviso e Venezia. Da lì può dirigersi ovunque per andare a osservare la vita degli animali, specialmente degli uccelli, nei loro specifici habitat. Quest’attività costituisce l’occasione per scoprire e arricchire costantemente le proprie conoscenze su di loro: sulle abitudini, i metodi di caccia, i ritmi riproduttivi e migratori, attraverso punti di vista e aspetti che i nostri sguardi distratti hanno disimparato a cogliere. Che queste specie siano prossime e familiari oppure esotiche non è importante: le scoperte sulle loro vite sono l’esito di un esercizio delle facoltà percettive di chi le osserva con discrezione, in ambienti ‘naturali’ in continuo cambiamento. Il nostro territorio nordestino ne è un particolare esempio (negativo) anche se ha il vantaggio di non essere lontano dalla laguna di Venezia e da un distretto alpino un po’ più selvatico e meno a rischio di guasti, per il momento.

Coppia di Codoni

Il mestiere di inanellatore aiuta molto il passaggio tra la vita lavorativa di Cogo e l’esercizio della sua passione di world wilde painter. “Credo – dice – di avere il privilegio e l’insolita opportunità di maneggiare molte specie di uccelli selvatici. Questa attività mi fornisce le conoscenze per determinare specie, età, sesso, vari differenti piumaggi, gambe, becco e colore dell’iride, che il ciclo di vita di un uccello può presentare attraverso l’anno”.

Uno scienziato artista, Cogo, che quando si trova a disporre di tempi ristretti, in ambienti disagevoli o di fronte a specie elusive e rare, diventa anche fotografo, con altrettanta concentrata attenzione per poter cogliere comportamenti e dettagli fisici nella flagranza del loro naturale accadere.

Edredoni

Come molti amanti della vita selvaggia, Lorenzo Cogo rimase incantato dagli animali fin dalla più tenera età. Dipinge prevalentemente specie paleartiche, ad acquerello e acrilico ma anche a olio, con chine o tecniche miste”.

E lui, a chi gli pone la fatidica domanda, si racconta così:

“Perché ho iniziato a dipingere uccelli…. ?
Cercare di trovare una risposta chiara non è un compito facile. Ricordo che in braccio a mio padre mi prese la manina e me la fece posare su quattro uova di un nido, forse di Verdone o Cardellino nella vigna del nostro campo. Dovevo avere circa 4 o 5 anni?…Poi le osservazioni d’inverno delle Passere mattugie attraverso la finestra della cucina La condensa del mio respiro formava lentamente una barriera nebbiosa sul vetro freddo contro il quale avevo premuto saldamente il naso. Cercando di ottenere una visione chiara e ravvicinata di questi uccellini timidi e irrequieti che a piccoli gruppi cercavano semi tra le granaglie che mia madre spargeva dietro casa per le galline. Più avanti avevo carta, matita e timore di produrre strafalcioni. Quasi sempre i miei sforzi mi lasciavano frustrato e ammaliato dalla maestria dell’illustrazione nel semplicissimo libro di uccelli da giardino che avevo tra le mani. Ma soprattutto la voglia di catturare la loro attività il loro carattere particolare non è mai andata via.

Fischioni in laguna

Con il tempo i soggetti cambiarono ma il fascino per queste creature sfuggevoli e piene di mistero non tramontò mai. Ricordo quando d’estate, con altri coetanei dovevo partecipare al vespro domenicale nella grande chiesa parrocchiale del mio paese e mentre l’assemblea dei fedeli intonava i canti religiosi io rimanessi in soggezione davanti ad un Rondone rimasto intrappolato all’interno del vasto spazio del tempio e che passava come una freccia sopra le nostre teste.

Fuori, gli altri membri della nutrita colonia che nidificava sul tetto della chiesa disegnavano segni invisibili con le loro sibilanti acrobazie.. Ero completamente assorbito dal fascino dello spettacolo mentre questi meravigliosi velocisti sfrecciavano sopra e nessuno sembrava si accorgesse di loro. I miei coetanei correvano in giro ignari di questi viaggiatori aerei dall’Africa.

Edredone femmina

Anch’io correvo in giro, ma ero quello che si fermava, guardava in alto e disegnava quello che vedevo. Forse questo è essere un pittore. È un prurito che deve essere grattato una compulsione, un bisogno impellente una nevrosi direbbero gli psicologi. Dipingere il mondo naturale non è mai stato un hobby o uno sport, non è rilassante non è gratificante non è nemmeno semplice specie quando lo si vuole scoprire in profondità. Da quando avevo sette anni ho cominciato a disegnare con ogni mezzo, persino con un bastoncino su una superficie di terra piatta inumidita con un po’ d’acqua.

Alle elementari la mia corpulenta maestra la cui stazza non scese mai al di sotto del quintale mi affidò per l’intero periodo di cinque anni il compito di illustrare le lezioni alla lavagna tanto che mi sentivo obbligato dall’argomento visto come una mania da molti miei compagni suppongo. Questo marchio sentito molto più da giovane di quanto lo senta adesso. non mi ha impedito di interessarmi di altri argomenti tanto che, come accade spesso nella vita, le strade intraprese sono state spesso divergenti al punto di cancellare l’idea che il disegno e la pittura possano essere incompatibili con la tecnologia. Secondo i critici d’arte ciò che spinge una persona verso le arti visive è l’ispirazione, ma per me ispirazione non è proprio il termine giusto. Ho trovato “ispirazione” se vogliamo nell’ammirare quelle cose che mi lasciano un’impronta, che mi interessano. La forma particolare di un falco è per me una di quelle immortali.

Marzaiole

La testa di una Gallinella d’acqua con quel becco rosso e giallo sono semplicemente perfetti per i compiti che devono svolgere e , il design non potrebbe essere migliore. Ma va oltre la loro forma fisica, è una qualità che possiedono, un’aura che emanano di selvatichezza e intoccabilità. Non riesco a individuare con certezza da dove sia scaturita questa ammirazione e non posso neppure chiamare in causa la facoltà del volo dato che uguale fascino lo esercitano i mammiferi, gli anfibi gli insetti e i pesci.

Germano femmina e anatroccoli

Da ragazzo, solo ottenere una buona rappresentazione dell’aspetto di un animale era una soddisfazione sufficiente. Ma alla fine, quello che provavo un tempo è esattamente quello che provo ancor oggi: un senso profondo di insoddisfazione che talvolta rasenta la frustrazione. Ma non puoi disegnare un uccello senza sperare di poterlo avvicinare, toccare e maneggiare. Quindi, come una simbiosi, l’Arte e la Tassidermia si sono alimentate l’una dell’altra e così sono diventato quello che sono oggi.

DIDASCALIE:

Immagine di apertura:

Gabbiano comune in livrea nuziale (Larus ridibundus)
Questo Gabbiano comune si è posato sulla superficie del laghetto di St. James Park per bere, a
cinque metri dalla panchina da cui osservavo un Tordo bottaccio cantare tra i rami di un platano. La
sua perfetta livrea nuziale, col cappuccio castano mi impressionò. Non avevo mai visto un gabbiano
così da vicino in Italia. Eseguii uno schizzo mentre il gabbiano beveva facendosi il bagno: Per un
breve momento rimase incorniciato nel calmo bacino d’acqua che rifletteva il verde scuro degli
alberi della sponda opposta. Immagino il battito cardiaco dei fotografi naturalisti quando premono
l’otturatore per controllare la messa a fuoco della loro macchina prima di scattare la foto! Anche
per il pittore il battito cardiaco accelera sicuramente e c’è una corsa a memorizzare la scena, ma il
pittore può permettersi il lusso di poter sviluppare l’immagine a piacimento in un secondo
momento, con molto meno stress.
St. James Park, Londra (GB)
Acquerello/tempera su cartone, 1996

a seguire:

Germano reale femmina sulla prua di un relitto (Anas plathyrhynchos)
Lungo il fiume Sile, nei pressi del centro cittadino di Treviso, si trova il “Cimitero dei Burci”,
un’ansa del fiume dove le ultime imbarcazioni veneziane che traportavano le merci nella città
lagunare, hanno trovato il loro ultimo ricovero e si trovano in uno stato di totale abbandono. Qui
ho incontrato questa femmina di Germano reale che mi è sembrato interessante dipingere.
Casier (TV)
Acquerello su cartone 1991

Pulcino di Piro piro piccolo (Actitis hypoleucos)
È il più piccolo dei limicoli ed anche quello con l’abitudine insolita di nidificare lungo i torrenti.
Ha un trotto veloce e l’abitudine di scodinzolare verticalmente su e giù quando si ferma tra una
attività e l’altra. L’alto corso del fiume Piave è frequentato da pescatori e non mi sarei certo
aspettato di incontrare questa specie tra i sassi del greto: intravidi appena uno dei due genitori che
volò via e andò lontano a pigolare e fu solo casuale l’incontro con il pulcino dell’età di qualche
giorno che cercava di nascondersi tra i sassi.
Segusino (TV)
Acrilico su cartone, 1995

Tarabuso nel canneto (Botaurus stellaris)
Di difficile individuazione per i suoi movimenti lenti e per il mimetismo perfetto, questo airone
soffre per la scomparsa dei canneti legati alle zone umide interne. In declino, sull’intera area
paleartica, è diventato molto raro anche nelle lagune costiere del Veneto. Durante l’ I.W.C., il
censimento annuale degli acquatici che si svolge a gennaio contemporaneamente in tutti i paesi
europei, nella laguna di Venezia se ne contano da tempo solo una mezza dozzina. L’esemplare
disegnato, è stato investito da un treno sulla tratta VE-TN in arrivo alla stazione di Noale,
certamente per aver trovato rifugio nelle cave senili che sorgono nelle sue vicinanze. Per
ricostruire il fitto intreccio di canne che costituisce il suo habitat, ho utilizzato una foto mentre,
disegnare il Tarabuso, partendo da un soggetto senza vita, è stata una sfida mai affrontata prima.
In questo lavoro, risulta evidente l’importanza svolta dall’ambiente nella descrizione del carattere
del soggetto.
Noale (VE)
Acrilico su cartone, 1996

Gruppo di Pulcinella di mare (Fratercula artica)
All’isola di Handa, al largo della Scozia dove in quell’anno ero diretto con la famiglia, i Pulcinella di
mare non erano tornati per nidificare ma noi questo ancora non lo sapevamo quando abbiamo
cercato alloggio nei pressi di Aberdeen. E’ stato il proprietario del B&B a condurci di persona a
Buller of Buchan, una scogliera lì vicina, dove questi interessanti uccelli marini stavano già
riassettando i vecchi nidi e iniziando a deporre.
Aberdeen (GB)
Acrilico su cartone, 1995

Gallinella d’acqua con pulli (Gallinula chlorophus)
È un uccello molto comune negli ambienti acquatici, presente anche in quelli di dimensioni minime
e sembra non soffrire per la continua perdita di habitat dovuta alle bonifiche. E’ spesso elusivo ma
può diventare confidente nei parchi urbani dove la presenza umana è elevata. Le popolazioni che
vivono nelle aree più settentrionali, dove l’acqua d’inverno gela, migrano verso zone a clima più
temperato. L’immagine riportata sulla tavola risale al 1993, quando una coppia ha nidificato lungo
un corso d’acqua a due passi da dove abito. La presenza delle foglie di Calla ne rivelano la
contaminazione antropica.
Trebaseleghe (PD)
Acquerello su cartone, 1993

Coppia di Codoni (Anas acuta)
Anas acuta si riferisce alla coda appuntita del maschio nel piumaggio riproduttivo. E’ tra le anatre
quella con la più ampia distribuzione geografica che si riproduce nelle aree settentrionali
dell’Europa, Asia e Nordamerica e migra a sud per svernare, raggiungendo alcune valli della laguna
di Venezia e del delta del Po. Osservarla da vicino è sempre difficile dato che è specie cacciabile.
L’opportunità per farlo, mi si è presentata allorquando ho visitato il laghetto di un amico che
deteneva questa coppia in cattività.
Scorze (VE)
Acquerello su cartone, 2000.

Coppia di Edredoni (Somateria mollissima)
La più pesante delle anatre tuffatrici, l’Edredone, è un abitante tranquillo e impassibile delle coste
rocciose dell’Europa settentrionale, probabilmente salvato dall’uccisione diffusa e quindi
dall’estinzione a causa del valore del suo piumino. Sverna intorno agli areali di nidificazione o si
disperde più a sud e in scarso numero raggiunge regolarmente l’Italia con presenze limitate all’alto
Adriatico, specialmente in Friuli Venezia Giulia (alla foce dell’Isonzo). Ho potuto osservare la
coppia del dipinto nelle acque calme del porto di North Berwick, nella Scozia sud orientale, mentre
si godeva un raro momento di sereno.
North Berwick (GB)
Acrilico su cartone, 1995

Fischioni in volo sulla laguna (Anas penelope)
Queste anatre si riproducono nelle aree più settentrionali dell’Europa e dell’Asia ed essendo grandi
migratrici, svernano più a sud spingendosi fino in Africa. Frequentano le zone umide aperte con
alta vegetazione e pascoli adiacenti anche durante la stagione riproduttiva dove nidificano al suolo
in luoghi ben nascosti. Il nome del fischione gli deriva dal verso, un fischio molto distinto che
emette sia in volo che quando è posato. Il fischione euroasiatico è stato descritto da Linneo nel
1758 e il nome Penelope attribuitogli si riferisce all’anatra che avrebbe dovuto salvare Penelope
quando è stata gettata in mare. In questo dipinto, ho voluto mostrare il paesaggio che i Fischioni
incontrano quando, a settembre, raggiungono la laguna di Venezia, le insidie che possono
attenderli (un falco Pellegrino) e la complicità di tre Avocette che allarmano.
Valle Dogá (VE)
Olio su masonite, 2020

Femmina di Edredone in cova (Somateria mollissima)
In questo disegno ho voluto mostrare come questa femmina di Edredone in cova può virtualmente
svanire tra le rocce e i sassi grazie alla sua colorazione protettiva. Il dipinto è una scena di inizio
estate quando ai margini del ghiacciaio islandese Vatnajokull, il verde dell’erba è il primo segno che
annuncia la bella stagione. L’oca dal piumino, o Eider, è forse l’anatide più diffuso al mondo e forse
anche il più confidente dato che ho potuto avvicinarlo fino a toccarlo senza avvertire alcun segno
di reazione. Ma questa confidenza è molto relativa sia alle aree più settentrionali e disabitate
dell’Europa che al periodo. Quello riproduttivo, infatti, come per tutti gli esseri viventi, è un
periodo di particolare vulnerabilità. In Islanda, i raccoglitori del pregiato piumino che l’Edredone si
strappa dal petto per imbottire il proprio nido e renderlo accogliente ai numerosi figli, offrono a
queste anatre nascondigli e fieno per favorirne la nidificazione ed inoltre sorvegliano l’incubazione
fino alla schiusa. Ho scattato alcune foto e il dipinto l’ho portato a termine dopo quattro mesi dalla
conclusione del viaggio.
Jokursarlon, (IS)
Acquarello/tempera,2018

Gruppo di Marzaiole (Anas querquedula)
In seguito alla sospensione delle cacce primaverili, la popolazione di questo piccolo anatide si sta
riprendendo e il numero di coppie nidificanti nella pianura padana, limitato a 100-200 coppie,
tende ad aumentare leggermente. Frequenta, durante i passi, anche piccole raccolte d’acqua,
tanto che ho potuto osservare la scena riprodotta in una cava di argilla abbandonata. Il suo status
è confermato dall’I.U.C.N. con VU (Vulnerabile)
Badoere di Morgano (TV)
Acquerello su cartone, 2007

Acquerello su cartone, 1997

Germano reale femmina con anatroccoli (Anas platyrhynchos)
È la più comune e diffusa tra le anatre di superficie. La nidificazione di questa specie ha inizio da
marzo in poi quando, in un nido ben celato, vengono di solito deposte 9-13 uova che schiudono
dopo 27-28 giorni di incubazione portata a termine dalla femmina; i piccoli abbandonano subito il
nido e seguono la madre che li conduce nella raccolta d’acqua più prossima al nido. E’ il caso di
questa femmina che ha nidificato tra i rovi di un pioppeto.
Trebaseleghe (PD)
Acquerello su cartone, 2012

Alcune altre opere esposte nella mostra:

Coppia di Morette tabaccate (Aythya nyroca)
È una piccola anatra tuffatrice dalla tinta castano scura lucente e dal debole dimorfismo, cosa
questa insolita fra gli anatidi. In Italia il numero degli svernanti è scarso e ancor più quello dei
nidificanti da tempo in decremento a causa dei disturbi e delle trasformazioni ambientali.
Questa coppia l’ho osservata in un piccolo bacino nei pressi di Trebon nella Repubblica Ceca.
Trebon (CZ)
Acquerello su cartone, 1997

Gruppo di Fistioni turchi (Netta rufina)
Questa anatra tuffatrice d’acqua dolce, inconfondibile per la grossa testa castana e per il becco
rosso vermiglio, non è mai stata molto comune nel nostro paese tanto che come nidificante risulta
attualmente limitata alla Sardegna con un numero esiguo di coppie. L’occasione per incontrarla si
è verificata, come sempre accade, casualmente e inaspettatamente: al Saint James Park di Londra.
Il suo attuale status è VU, (Vulnerabile)
Londra (GB)
Acquerello su cartone, 1997

Gruppo di Alzavole d’inverno (Anas crecca)
È la più piccola delle nostre anatre selvatiche che raggiunge la laguna di Venezia e le altre aree
umide litoranee al sopraggiungere dell’inverno. In Francia, per questa sua abitudine, è nota col
nome di Sarcelle d’hiver, ma è probabilmente meglio conosciuta per il fischio musicale flautato del
maschio. Era una fredda e nebbiosa mattina di dicembre, quando ho osservato questo trio mentre
si alimentava ai bordi di una pozza d’acqua parzialmente gelata.
Isola della Cona (GO)
Acquerello su cartone, 2014

Oca selvatica (Anser anser)
La più grande, più grigia e l’unica nativa di tutte le oche selvatiche. Sebbene di corporatura più
snella e meno cadente, questa è la capostipite delle nostre oche domestiche. Diverse popolazioni
di questo anseriforme sono oramai insediate stabilmente in varie zone costiere del centro-nord. Le
aree poco disturbate dall’uomo, sufficientemente vaste da comprendere zone agricole contigue ad
ambienti umidi, sono di estrema importanza per questa specie. Valle vecchia di Caorle è una di
queste ed è qui che ho osservato questo soggetto mentre era occupato nella cura del piumaggio.
Caorle (VE)

Redazione

La redazione di Scienzaveneto.it