A “passeggio” tra gli Apostoli del Cenacolo

(Clementina Pizza e rp)

– L’esperienza artistica dell’autore dell’opera, ma (pur sotto un profilo diverso) anche quella dello spettatore partecipe della medesima, avviene in uno spazio cognitivo attanziale. Ovvero l’opera d’arte nasce, ed è interpretata, sulla traccia di eventi mediati dal cervello, costituiti da interazioni ambientali, che sono sempre sia interne sia esterne al corpo, le quali sono generative delle azioni, a prescindere dall’apparenza momentanea (nel sogno sembra che le interazioni oniriche siano solo interiori). Il cervello è dunque solo parzialmente “creativo”, ma anche tale espressione non è corretta, se per cervello si intende un distretto anatomico e non la sineddoche che intende solo ed esclusivamente gli algoritmi seguiti daii processi sinaptici, ovvero le proprietà di quel software, di cui i neuroni non sono che il supporto hardware, che ne consente l’esecuzione.

Il mondo contemporaneo è costellato da un numero crescente di iniziative caratterizzate dalla collaborazione tra artisti e scienziati. Grande risonanza è stata data sulle testate giornalistiche al singolare concorso lanciato dal più grande e potente acceleratore di particelle subatomiche al mondo, L’Hlc del Cern di Ginevra, teso a creare team interdisciplinari composti da scienziati di fama mondiale e artisti, chiamati a generare “collisioni creative”, in grado di spingere sui rispettivi limiti, al fine di spostare confini di ruolo e metodologici. Modalità decisamente innovative di lavorare in settori prima considerati di esclusivo appannaggio degli specialisti, adottate anche Google, con squadre multidisciplinari di artisti e ingegneri, dedicate all’ottimizzazione di macchine e programmi di Ia.

Tratteggia il nuovo panorama l’intervento interessante su TED talk https://go.ted.com/Cym9 di BlaiseAgüera y Arcas, PrincipalScientist, che in Google conduce un team per sviluppare una macchina intelligente per i dispositivi mobili. Il suo gruppo utilizza molto le reti neurali profonde, per la percezione della macchina e l’apprendimento distribuito, e indaga anche la cosiddetta ricerca “connectomics”, valutando le connessioni all’interno del cervello. Risultato di questa sinergia interdisciplinare è una demo che mostra come le connessioni neurali addestrate a riconoscere le immagini possano, in senso inverso, anche generarle (proprio come avviene nel cervello durante il sogno, la meditazione trascendentale o l’esperienza artistica).

Nella figura 1 è riportato lo schema che sintetizza il processo percettivo presentato durante l'intervento del sopracitato software architect al TED. FIG 1. How computers are learning to be creative – TED Talk
Nella figura è riportato lo schema che sintetizza il processo percettivo presentato durante l’intervento del sopracitato software architect al TED.  How computers are learning to be creative – TED Talk

Gli algoritmi di percezione della macchina programmata dal team di y Arcas consentono, seguendo la prima direzione, dalla figura al riconoscimento, che le foto su “Google Foto” diventino ricercabili in base agli elementi che le compongono. Nel momento in cui le percezioni si complessano in modo stocastico, ma parzialmente orientato dalle esperienze pregresse, si ottiene ciò che viene
definito col termine “creatività”: si trasforma un concetto in “qualcosa fuori”, nel mondo. Questo è il motivo per cui il team si è ritrovato a connettersi con il mondo della creatività e dell’arte.

 

L’applicazione tecnologica presentata al TED talk mostra in due differenti fasi ciò che l’artista fa, quando, con la visione penetra simultaneamente il duplice rapporto tra la percezione e creatività, e, che, Michelangelo, in una sua famosa citazione sintetizza egregiamente: “Ogni blocco di pietra ha una statua all’interno di esso, e il lavoro dello scultore è quello di scoprirlo.”
Si creerebbe quindi anche dal percepire: la percezione stessa sarebbe atto immaginativo e quindi creativo. Peraltro si sta parallelamente sempre più facendo strada l’accettazione dell’asserto che “percepire sia già giudicare”, che rivaluta il piano fenomenologico-ontologico rispetto a quello puramente razionale, che tutto vorrebbe risolvere nel riduzionismo dell’”intendere”.
Non solo la tecnologia attinge dal mondo artistico, ma, come per l’invenzione dei pigmenti, della stampa e della fotografia, anche l’innovazione può incidere profondamente sulla produzione artistica. L’accrescimento della comprensione dei processi percettivi e cognitivi è in grado di offrire agli artisti che vogliono avvalersi di nuovi medium, della possibilità di sfruttare, isolare e potenziare al massimo grado e in senso artistico i meccanismi neurali della visione del fruitore dell’opera d’arte.

Un interessante progetto artistico che si avvale della tecnologia multimediale applicata a nove tra i dipinti più celebri della storia dell’arte Occidentale, dal Rinascimento sino alle avanguardie di Picasso e Pollock è rappresentato dall’ambiziosa iniziativa realizzata dal visionario regista e pittore Peter Greenaway, in collaborazione con partner tecnologici nel settore multimediale digitale e leader nei servizi per la produzione e gestione dei contenuti per il mercato dei digital media e per il mondo museale e culturale.

L’iniziativa del regista muove i suoi passi a partire dall’arte figurativa del Rinascimento con il Cenacolo di Leonardo Da Vinci. Il Grande del ‘400 reindirizzò tutte le energie dell’uomo occidentale nel mondo interno e invisibile mutuandole in una “telecamera” puntata verso l’inconscio, rappresentativa della svolta psicologico-introspettiva della pittura del tempo, che oggi il cineasta può manipolare, ruotandola sapientemente in uno spazio virtuale esaltando i tratti fisiognomici e gestuali dei soggetti rappresentati negli affreschi, o per rompere i limiti pittorici spaziali.

La messa in scena dell’opera della durata totale di 30 minuti è una perfetta riproduzione tridimensionale dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, che compare dinanzi agli occhi dello spettatore, varcato l’arco di ingresso all’interno della Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale. Greenaway viaggia grazie all’utilizzo di moderne tecnologie orientate al fotorealismo all’interno del capolavoro di Leonardo integrandolo con una serie di elementi artificiosi: ombre, colori e luci, che danno vita al dipinto.

Sul fronte del montaggio, al di là della possibilità di modificare la singola immagine, la tecnologia ha permesso al cineasta di ragionare su un’idea di composizione invece che di accostamento, poiché le scene non si snodano lungo un filo dal punto A al punto B, l’una dietro l’altra fino a giungere al finale, ma piuttosto, sono inserite le une dentro alle altre, adottando una pratica di montaggio usata come effetto speciale. La rivisitazione multimediale del Cenacolo consente anche una visione dall’alto del film, come se fosse una mappa vista per intero in sincronia. Si può così osservare il film (o la mappa) a partire da un momento o un punto qualsiasi.

Clementina Pizza
Clementina Pizza

A tal proposito, scriveva il celebre Alfred Korzyski, “la mappa non è il territorio”, perché, aggiungeva Bateson nei suoi scritti successivi: “su di essa non vi sono le differenze”. Le differenze sono il mattone fondamentale della realtà fenomenica: le differenze rilevate dalla percezione sensoriale.

Le differenze a parità di energia dimostrano che la coscienza di ciascun soggetto è attratta diversamente dai differenti componenti del contenuto, procede cioè scegliendo. La percezione sarebbe pertanto una ricostruzione generata dal cervello attraverso interazioni tra il soggetto e l’ambiente che lo circonda. Ciò che viene percepito dell’oggetto esterno, dipenderebbe dalle conoscenze ed esperienze precedenti: le mappe saranno quindi diverse da momento a momento, in base anche al grado di attenzione, ai bisogni, alle motivazioni.

Clementina Pizza

Clementina Pizza, pittrice poetessa e studentessa di psicologia specializzata in neuroestetica, rivelatosi perfetto connubio interdisciplinare tra le sue passioni.