I VACCINI ANTI-COVID SONO STRUMENTI PER PREVENIRE LA TROMBOSI

Scienzaveneto traduce di seguito le parti essenziali dell’intervista rilasciata il 18 marzo 2021 da Grigorios Geritziafas – professore di Ematologia presso la Facoltà di medicina della Sorbona di Parigi – all’emittente http://www.france24.com/fr (che è possibile visionare mediante collegamento ipertestuale al link: https://youtu.be/9CVlc8KdTso ).

– È stato quindi un errore aver sospeso il vaccino Astra Zeneca?

– No, si è trattato di una logica reazione da parte delle autorità sanitarie: accertare il collegamento tra vaccino e trombosi è un lavoro molto difficile… anzi, da parte nostra, come esperti di trombosi, possiamo dire che è impossibile stabilire un legame causale fisiopatologico diretto tra qualsiasi vaccino anti-Covid e un fenomeno di trombosi, per generare il quale tre condizioni indispensabili devono essere contemporaneamente soddisfatte: alterazioni a livello vasale, alterazioni della fluidità e della coagulazione del sangue. Ma è poi necessario passare a un secondo livello d’indagine per stabilire se in certi soggetti la particella carrier della proteina virale Spike del Covid (utilizzata per indurre immunità attraverso il vaccino – n.d.r.), o la stessa Spike possa scatenare un processo patologico, nel senso che lo stesso Covid è un virus che attiva la coagulazione del sangue, essendo appunto la Spike che può indurre reazioni patogene a livello vasale. Per valutare il reale impatto statistico della pericolosità del Covid basta valutare tre parametri: I) – il 10% dei pazienti Covid attualmente ospedalizzati nei reparti convenzionali vanno incontro a una trombosi a una embolia polmonare o a una trombosi venosa profonda malgrado la somministrazione di terapie anticoagulanti a titolo di prevenzione; II) – tale percentuale sale al 30%-40% per i malati ricoverati in rianimazione; III) – il rischio di mortalità raddoppia per i malati Covid con trombosi. Ciò significa che il Covid è anche una malattia ematologica, e non solo di competenza della pneumologia.

In sostanza la priorità a ricevere il vaccino è proprio raccomandata per le persone portatrici di patologie soggiacenti che inducono trombosi, e se tali pazienti sviluppano come effetto secondario al vaccino uno stato infiammatorio significativo, bisogna che siano ben idratati, che assumano paracetamolo (come del resto raccomandato dalle autorità sanitarie), e che assumano per un certo periodo a titolo preventivo anticoagulanti.

I trattamenti antitrombosi a titolo preventivo per pazienti Covid a rischio di aggravamento migliora considerevolmente il processo clinico, e il vaccino stesso deve essere quindi interpretato non come causa, ma al contrario come profilassi contro il Covid e quindi contro l’insorgere di trombosi severe associate alla malattia virale, mentre l’eventuale rischio che in seguito a profilassi vaccinale possano verificarsi fenomeni tromboemolitici, può efficacemente essere affrontato con accorgimenti preventivi molto semplici ed efficaci che i medici di base dovranno prontamente porre in atto, soprattutto per certe categorie di pazienti.

Riccardo Panigada

Direttore responsabile:

Negli anni '80, mentre è ricercatore nel campo della bioingegneria, pone le basi per la teoria dell'Onfene (Manzotti-Tagliasco), e collabora a diverse testate tra cui «Il Sole 24 Ore», «Il Corriere Medico», «Brain», «Watt». È giornalista professionista, e la sua originalità è quella di filtrare la divulgazione scientifica attraverso la riflessione epistemologica.

Ha pubblicato: Il percorso dei sensi e la storia dell’arte (Swan, 2012); Le neuroscienze all'origine delle scienze umane (Cleup, 2016).

Dirige anche Tempo e Arte (tempoearte.it).