CORPO MORTALE, TRASPARENZE SIDERALI, MENTE SPECCHIATA: LA SCIENZA NACQUE DA ENERGIA ESTETICA

No, qui non si tratta ancora di inconscio, si potrebbe chiamarla “criptomemoria” del corpo. L’inconscio è una cosa intellettuale, viene dopo, sebbene poi si mescoli alla criptomemoria, e generi angosce e gioie nell’attuarsi delle sensazioni che producono la percezione estetica.

Ma la mappa del corpo si autogenera e si implementa in quel connettoma neurale che chiamiamo cervello – e che solo molto molto tardi abbiamo pensato che potesse corrispondere al nostro io (mentre si attende ancora la conferma che sia veramente così, senza contare chi avanza ipotesi esternaliste più o meno “spinte” della coscienza). Ma torniamo al corpo e alla sua mappa: quella sì, è nel cervello. Senza il suo schema non sapremmo nemmeno fare un passo, anzi, neanche orientare correttamente il movimento finalizzato di un dito, ma si tratta di una memoria che non teniamo minimamente in considerazione, semplicemente per il fatto che è nascosta, e non viene mai inquisita dalla nostra consapevolezza (eccetto che nel gesto atletico, e in pochissime altre occasioni).

Tavola di anatomia artistica realizzata da Sara Tonello
Tavola di anatomia artistica realizzata da Sara Tonello

La memoria cosciente che abbiamo del nostro corpo è invece tutt’altra faccenda: è quella che si produce nell’osservazione consapevole dei nostri arti, e dell’immagine che ci restituisce lo specchio, in altri termini è pura estetica, ed è con questa che ha a che fare il nostro io edonistico. Cioè il nostro io fenomenico, non certo quello teoretico, ma, si badi bene, quello con cui più ci identifichiamo perché è quello stesso “io” che chiunque altro incontriamo vede sùbito nella nostra fisiognomica, e mediante il quale si fa un giudizio di noi (giusto o sbagliato che possa essere), e che inesorabilmente ci condiziona.

Ma dentro questa cosa organica cosa c’è? Un mondo di sistemi materici organizzati, a cominciare dai muscoli (traducendo letteralmente dal latino piccoli topi) che guizzano sotto la nostra pelle, lucente o avvizzita che sia – e che tanto contribuiscono alla nostra fisionomia, quanto alle nostre capacità operative – fino ad arrivare ai profondi misteri che presiedono agli equilibri di quegli organi interni, che oggi sappiamo essere veri e propri laboratori chimici funzionali al metabolismo, ma che tanto affascinavano col loro aspetto traslucido e continuo il giovanissimo Vesalio mentre osservava il corvo che estraeva col becco impietoso le viscere dalle carogne, sfidando la capacità speculativa del fanciullo che diventerà il padre della moderna anatomia.

La materia di cui siamo costituiti, insomma, è puro umanismo, materia umana poiché storicamente e drammaticamente umanata, anche se di animale, ed essa impatta con la nostra esistenza (da corpo vivo, da cadavere, o espressa da qualunque sua pareidolia frutto della mano di un artista o casuale che possa essere) emozionandoci più di qualsiasi altra cosa.

Quanta attività speculativa ed energia psichica per dissecarla, scotomizzarla, penetrarla, o valorizzarla esteticamente. È questo il motivo per cui quando, famula diva, la mano umana fatta di carne che vive, che ha vissuto, che ha patito e patisce, che ha gioito e gioisce, la disegna, la nostra attenzione viene catturata da attrattori primari, che vincono qualsiasi altro tropismo. Riconosciamo il nostro self: quei tratti di matita sono gli antigeni estetici che ci appartengono, e che dobbiamo rispettare e preservare perché autologhi, perché essi sono noi e il divenire delle nostre infinite metamorfosi, e noi siamo loro: custodiscono il mistero morfologico quanto le rappresentazioni della mente contemporaneamente rivelano e occultano quello psichico, rendendo possibile per sempre la ricerca dell’uomo sull’uomo, della mente sulla natura organica.

Editoriale dedicato alla mostra IL VEDERE TRASPARENTE, si vedano anche gli articoli:

IL VEDERE TRASPARENTE – Disegni di anatomia artistica tratti dai reperti del Museo di Storia Naturale 

Venezia
Museo di Storia Naturale
12 maggio – 24 giugno 2018

Inaugurazione
Venerdì 11 maggio ore 18.00
Intervengono:
Mauro Bon, Responsabile del Museo di Storia Naturale di Venezia
Giuseppe La Bruna, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Venezia
Mauro Zocchetta, Professore di Anatomia Artistica dell’Accademia di Belle Arti di Venezia
Marina Manfredi, Professoressa di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Accademia di Belle Arti di Venezia

Incontro con i giovani artisti
Domenica 27 maggio e 10 giugno
Dalle ore 15 alle ore 18
Gli allievi dell’Accademia, autori dei progetti in mostra, saranno a disposizione del pubblico per spiegare i metodi di approccio alle forme e le tecniche applicate nei loro elaborati grafici.
Non è richiesta la prenotazione; l’accesso alla mostra è compreso nel biglietto di ingresso al Museo. 

Visita guidata esclusiva alla mostra e alle collezioni di osteologia del Museo
Domenica 27 maggio e 10 giugno, ore 15.30
Il percorso in mostra verrà arricchito con una visita esclusiva dedicata alle collezioni di osteologia e di anatomia comparata. Sarà un’occasione per ammirare questo prezioso patrimonio, poco noto e normalmente accessibile solo su richiesta per motivi di studio.
Accompagneranno la visita gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia insieme a Silvia Zampieri, curatrice delle collezioni di anatomia del Museo.
La visita è gratuita con prenotazione on-line obbligatoria
Per informazioni: msn.visitmuve.it

Visite guidate su richiesta
Gli allievi dell’Accademia sono a disposizione, su prenotazione, per effettuare visite  guidate alla mostra dedicate agli studenti dei licei artistici.
Per informazioni e prenotazioni contattare la segreteria del Museo
Tel. 041 2750206
E-mail: nat.mus.ve@fmcvenezia.it

Riccardo Panigada

Direttore responsabile:

Negli anni '80, mentre è ricercatore nel campo della bioingegneria, pone le basi per la teoria dell'Onfene (Manzotti-Tagliasco), e collabora a diverse testate tra cui «Il Sole 24 Ore», «Il Corriere Medico», «Brain», «Watt». È giornalista professionista, e la sua originalità è quella di filtrare la divulgazione scientifica attraverso la riflessione epistemologica.

Ha pubblicato: Il percorso dei sensi e la storia dell’arte (Swan, 2012); Le neuroscienze all'origine delle scienze umane (Cleup, 2016).

Dirige anche Tempo e Arte (tempoearte.it).